Torno a cose serie: ierlaltro mi sono recato in libreria per acquistare ‘Vecchi maestri’ di T. Bernhard, testo consigliatomi, insieme ad altri di questo autore, da un amico artista. Essendo Bernhard scrittore mitteleuropeo non mi sono stupito di trovarlo tra le edizioni Adelphi, cosa che mi ha fatto immediatamente allarmare circa il prezzo. Che si è poi rivelato di soli 13 euro. La copertina è però d’una tinta deprimente: scriverò a Edmondo Berselli per lamentarmene…
A spiegazione di quest’ultima apparente corbelleria informo i distratti che recentemente Berselli in ‘Venerati maestri’ ha scritto formidabili pagine sulle edizioni Adelphi. Io, perlomeno, le ho trovate molto divertenti.
A ogni modo, ho acquistato il libro (intendo: il ‘Vecchi maestri’ di Bernhard, non il ‘Venerati maestri’ di Berselli) che puntualmente si è rivelato bellissimo: dico ‘puntualmente’ giacché chi me n’ha suggerito la lettura è persona di intelligenza sopraffina. Direi chi è, ma essendo costui artista noto, non voglio dare impressione di volermi vantare di praticarlo; peraltro lo conosco da pochissimo tempo.
Mentre mi aggiravo per la libreria frugando qua e là, ho scorto un’edizione economica Feltrinelli dell’Idiota di Dostoevskij. Sulla copertina del volume era riprodotta l’immagine d’un famoso autoritratto di G. Courbet, quello, per intenderci, in cui il pittore si raffigurò nelle spoglie d’un cavaliere ferito o dormiente che dir si voglia. La distinzione non è facile a stabilirsi dato che, trattandosi questo d’un autoritratto, e mostrando talvolta Courbet nei suoi quadri un’espressione da addormentato, sussistono dei dubbi circa il soggetto dell’opera in questione. Riguardo l’espressione intontita di Courbet è da prendersi a riferimento l’ ‘Autoritratto con pipa’ del 1849, in cui l’artista mostra d’essersi voluto cogliere in un momento di seminarcosi. Va detto al proposito che la pipa può indurre uno stato di obnubilamento e di torpore, tanto che il premio Nobel J.M. Coetzee ne descrisse gli effetti sulle popolazioni nere del Sudafrica; le quali sembra fossero tenute a bada dai coloni Boeri a mezzo di sapienti elargizioni di pipe e tabacchi (Coetzee parla della faccenda nella seconda novella di ‘Terre al crepuscolo’).
Tornando all’autoritratto di Courbet mi sono interrogato, mentr’ero in libreria, sul motivo che ha suggerito al curatore, ai grafici, o a chi cura il ‘marketing’, di apporre un ritratto del pittore comunardo (per non dir comunista) sulla copertina dell’Idiota. Confesso tutta la mia ignoranza dicendo che non sono riuscito a venire a capo del problema (problema, s’intuirà, d’importanza capitale); né sono stato capace di rintracciare il filo ideale che conduce dal romanzo dostoevskijano al detto Courbet. A meno che, ho immaginato, la già citata espressione ‘trasognante’ di Courbet non abbia suggerito una qualche assonanza con la tematica dell’idiozia.
Ho scartato questa ipotesi, ritenendola campata per aria e, forse, da riferirsi a una mia personale impressione. Dico questo giacché, discutendo con alcune persone circa gli autoritratti di Courbet, mi è capitato di constatare che ad altri osservatori l’espressione del pittore non appare affatto sonnolenta o stordita, ma nobilmente trascurata. Il che testimonia, se ce ne fosse bisogno, quanto i ritratti dei grandi pittori siano vivi e poliedrici. Peraltro, se l’intenzione di chi ha ideato la copertina in questione fosse stata quella di esibire una rappresentazione dell’idiozia cavandola dalla storia della pittura, avrebbe potuto adottare con un più felice o sicuro esito l’immagine d’un alienato di Géricault, d’un buffone di Velàzquez o di qualche reale rappresentato da Goya.
Ho scartato anche l’ipotesi che a raffigurazione d’un idiota si fosse voluto esibire la persona di Courbet tout-court. O, peggio, il Courbet-pittore. Men che meno ho preso in considerazione l’idea che motivo di tale associazione sia stata l’attività politica e rivoluzionaria di Courbet. Anche se di questi tempi, e considerando il fatto che oggigiorno agli artisti che mostrino velleità di attivismo politico si usa dar degli imbecilli, tale associazione non apparirebbe stonata: fosse ancora vivo, riuscirebbe gradita allo stesso Dostoevskij, dato che lo scrittore russo mostrò nei suoi romanzi di considerare i rivoluzionari alla stregua d’idioti. Idioti demoniaci, s’intende. A proposito, nel 1871, anno in cui vide la luce ‘I demoni’, idiota o meno che fosse, G. Courbet era niente po’ di meno che presidente della commisione artistica della Comune di Parigi e si dava da fare per far scempio della colonna di Place Vendome: non ho mai compreso bene tutta quella storia, ma se Courbet fu veramente responsabile di tale distruzione, la mia già smisurata ammirazione per questo artista raggiunge il culmine.
A mandare all’aria tutto il castello delle mie supposizioni v’è comunque il fatto notissimo che l’idiozia presa a soggetto da Dostoevskij non è quella banale dei comuni idioti, ma un’idiozia speciale, un’idiozia ‘cristologica’: quella che sbuca qua e là nella storia della cultura occidentale con infinite variazioni sul tema che vanno dal Menuchim rothiano di ‘Giobbe’, allo steinbeckiano Lennie di ‘Uomini e topi’, al Forrest Gump dell’omonimo film di Zemeckis. Categoria in cui non rientrerebbe Courbet, anche volendolo considerare un menomato mentale. Così gli interrogativi tornano ad assalirmi (chiaro: non è che ci pensi giorno e notte…)
Se qualcuno è in grado di illuminarmi al proposito è invitato a farlo: ribadisco che non è escluso ch’io non sia capace di venire a capo della questione a causa d’un mio deficit culturale. Né mi sorprenderei se Dostoevskj avesse nominato Courbet nello stesso Idiota e io non mi ricordassi della cosa: lessi quest’opera parecchi anni fa e in maniera orgogliosamente sommaria… A oggi non ne posseggo che uno sbiaditissimo ricordo.
Aprile 7, 2007 alle 7:54 am |
Non so rispondere al dotto quesito, ma questo delizioso vagolare tra arte e letteratura mi ha fatto venir voglia di rileggere l’Idiota. Gran bel pezzo. Saluti.
Aprile 21, 2007 alle 2:25 pm |
Non m’ero accorto di questo intervento. Ringrazio per la visita e confido in Miklavetz, se rileggerà l’Idiota, per la soluzione dell’enigma.
Aprile 25, 2007 alle 12:07 am |
[...] della pazzia di Van Gogh: il piombo, la pipa e altre ipotesi Qualche post fa ho citato un ‘Autoritratto con la pipa’ di Courbet. Parlando di pittori con pipa [...]
Maggio 11, 2007 alle 4:13 pm |
Forse non c’è un legame “ideologico” tra il ritratto riportato in copertina e il contenuto del libro….Spesso le copertine dei libri sono così sconcluse che non mi meraviglierei della cosa…
Maggio 14, 2007 alle 2:56 pm |
Confesso che questo è il sospetto che nutro anch’io…
Agosto 9, 2007 alle 1:27 pm |
Probabilmente è perchè nel romanzo il personaggio del principe Myskin, ovvero l’”idiota”, è paragonato ad un cavaliere povero, una sorta di don Chisciotte votato alle cause perse ma proprio per questo ammirevole e diverso dagli altri. L’idiozia del personaggio è infatti non una malattia mentale, ma uno stato di grazia e di purezza giudicato negativamente dagli altri personaggi assai meno positivi. Il romanzo a mio parere, come altri di Dostoevskij che ho letto, è stupendo.
Agosto 10, 2007 alle 1:22 am |
La spiegazione è plausibile. Ma il principe Myskin, se non ricordo male, una qualche tara l’aveva, sotto forma di una misteriosa malattia nervosa…