V’è un poeta che, ogni qual volta mi capiti di citarlo, fa cadere la gente dalle nuvole. O rivela come io viva tra le nuvole: parlo di G.B. Casti (Acquapendente, 1724-Parigi, 1803) una delle più brillanti personalità nel Parnaso di fine Settecento. Colpevoli il Romanticismo e la cronica esterofilia italiana, questo libero ingegno (un ‘democrate’, secondo Napoleone) già poeta cesareo, non trova luogo neppure in un cantuccio dell’ideale ‘canone’ italico e se n’è persa traccia anche nella comune memoria letteraria. Che i letterati italiani diffidino dei ‘poeti cesarei’ a causa del Metastasio è comprensibile e scusabile; meno lo è che si siano convinti essere il wit una esclusiva prerogativa britannica e lo spirito libertino o la satira storica appannaggio dei Francesi. Fatto sta che il povero Casti è pressoché caduto nel dimenticatoio, dando ragione a quel disincantato pessimismo circa il riconoscimento letterario che pervade i ‘Detti memorabili di F. Ottonieri’ di Giacomo Leopardi.
Sul quale ultimo ci sarebbe però da ridire, collocandosi costui tra quanti hanno contribuito al misconoscimento dell’autore in questione: in quella sorta di piccolo ‘canone’ leopardiano che è la ‘Crestomazia italiana’ non compare un solo verso di Casti, benché a questi il Leopardi fosse debitore per l’ideazione dei ‘Paralipomeni della Batracomiomachia’. Debito mai ammesso dal famosissimo gobbetto (mi mancava un termine per evitare la ripetizione del nome, e non mi piaceva dir ‘recanatese’), il quale, tra i suoi abbozzi e disegni letterari, lasciò un appunto che potrebbe finir per ritorcersi contro il Leopardi stesso:
“…facilità d’imitare, occasione di parlarne sarà la Batracomiomachia, imitata dal Casti…”
Una delle opere maggiori di Casti fu proprio il poema ‘Gli animali parlanti’ cui Leopardi allude: testo orwelliano ove in animalesca allegoria viene rappresentata l’evoluzione politica dell’umanità. Altro capolavoro lasciatoci è il ‘Poema tartaro’, che è una rappresentazione causticamente satirica della corte di Caterina di Russia. Della quale il Casti fu ospite; e sottolineo, en passant, l’ ‘internazionalità’ dell’autore, che conobbe le più importanti corti e capitali europee della sua epoca. Per avere una patina d’assoluta modernità gli mancò solo di morire a New York, come l’amico-rivale Lorenzo Da Ponte.
Dello stato di disgrazia del Casti mi feci in passato un cruccio (scherzi del sistema nervoso…) così come del fatto che le sue molte opere furono pochissimo ristampate. Tanto che, volendo leggerle con agio e interamente, tempo fa me ne procurai un’edizione completa datata al 1821; dico ‘me ne procurai’ e non ‘comperai’, perché di detta edizione mi impossessai con peccatorio metodo; cioé: l’ho rubata. Attualmente mi pare che ristampe in circolazione non ve ne siano: l’ultima, se non erro, è quella del 1987 curata da L. Pedroia per Salerno Edititrice. Si tratta peraltro del solo ‘Gli animali parlanti’ e non dell’opera omnia.
Mi è stato però motivo di conforto scoprire che in rete è gratuitamente disponibile un’edizione in pdf de ‘Gli animali parlanti’, nonché d’altre produzioni castiane. Delle meraviglie del web viste da me fino ad ora è questa la più notevole, e una delle poche che mi abbiano saputo convincere che la telematica sia un effettivo progresso per l’umanità. A questa scoperta aggiungo un’altra forse ancor più entusiasmante e che riguarda parimenti un’opera letteraria introvabile se non in rare ristampe o costosissime edizioni antiche. Si tratta del ‘Malmantile racquistato’, poema eroicomico di L. Lippi (Firenze, 1606-1665).
Lippi, noto letterariamente sotto il nome di Perlone Zipoli, fu anche pittore; che è il motivo del costo esorbitante delle più antiche edizioni del ‘Malmantile’. L’autore incautamente corredò il suo poema di pregevolissime acqueforti, le quali per i bibliofili sono ben più attraenti del testo e dei suoi contenuti. Delle più vecchie edizioni del ‘Malmantile’, da mia esperienza, è anche impossibile far furto, giacché generalmente non vengono lasciate dagli antiquarii alla libera consultazione, ma serbate in vetrina sotto la protezione di robusti lucchetti.
Comunque, oggigiorno, per spulciare nel ‘Malmantile’ (vera miniera di sentenze popolari e motti vernacolari) non ci si deve dannare in vane ricerche di ristampe o anastatiche né commettere un reato o, peggio ancora, chiudersi in biblioteca: sul web sono disponibili alla lettura ben due (due!) testi completi. E pazienza se non contemplano le famose acqueforti.
Per quanto riguarda il giudizio su questo strampalato poema, lascio decidere a chi l’ha letto o lo leggerà. Io l’ho sempre trovato degnissimo ma, trattandosi il Lippi d’un pittore, la mia è una critica di parte.
Marzo 14, 2007 alle 5:04 pm |
Caro Luca, questo tuo ultimo post è insieme sintesi e metafora del perché ogni volta che faccio visita la tuo blog torno a considerare preziose le tue parole…
A presto
gianfranco
PS: visto che di loro si parlava qualche tempo fa proprio su queste pagine ti segnalo http://www.manituana.com/: libro/progetto collettivo ultima fatica dei Wu Ming. In particolare il “Livello 2″ del sito si pone l’ambizioso compito di coinvolgere il lettore nella narrazione, un ‘complesso’ esempio di speculazione della ‘popular culture’
. Che ti pare?
Marzo 15, 2007 alle 12:28 am |
Ciao Gianfranco,
A occhio Manituana pare faccenda intrigante. Di sontuosa ‘complessità’. Roba da perdercisi dentro goduriosamente per un bel po’…Solo non riesco a metter d’accordo nella mia mente queste ottime produzioni dei Wu Ming con certe loro teorie. Né dico che queste ultime facciano acqua, ma tant’è…sarò io che non me ne intendo.
Non c’entra col discorso (anzi, c’entra in pieno) ma l’ambientazione di Manituana mi ha fatto rivenire in mente il meraviglioso ‘Wheeling’ di Hugo Pratt (leggi l’intervista ché merita…). Peraltro Pratt, nella costruzione dei suoi universi (compreso quello di C.Maltese) procedeva in maniera un pochino wuminghiana, aggiungendo via via nuovi tasselli alle sue epopee. Gli ultimi acquarelli sulla materia di ‘Wheeling’ mi sembra li fece poco prima della morte (ah vedo che lo dice anche il link…). Saltando di palo in frasca (ma posso farlo dato che questo è un sito di divagazioni), parlando di Pratt e della sua straordinaria e ‘complessa’ erudizione, mi ricordo un fumetto in cui Pazienza raccontava d’aver trovato Hugo Pratt a leggere un libro di polizze in celtico. O qualcosa del genere…haw, haw.
Ma poi Pratt era pop o no? Lui si sentiva tale, anche se piaceva a Eco.
A proposito di pop: è un’associazione mentale balorda, ma quando sento parlare di ‘pop’ mi viene in mente Bebo Storti quando faceva lo scrittore ‘parp’ (pure troppo…). So che il pulp e il pop son cose diverse, diciamo che il primo è un sotto-sottogenere del secondo, eppure…sarà per l’assonanza, ma non può fare a meno di venirmi in mente Bebo Storti. Ricordi quella gag? Magari sei troppo giovane: Mastro mi dice che sei giovanissimo (ma lui esagera sempre).
Un pop-salutone
Marzo 15, 2007 alle 1:05 am |
Cosa diceva Bebo? Cose del tipo: “A me Dostoevskij nun me piace…no è ‘parp’…” Haw haw. Lo adoravo. Vabé, mo’ vado a vedere se trovo in rete qualcosa di o su Bebo Storti…
(E su Dostoevskij quando si dica ch’era un bastardo reazionario s’è detto tutto…)
Un ri-salutone
Marzo 15, 2007 alle 11:30 am |
Ah, sempre a proposito di Manituana…vedo che tra i commenti a questo post se ne discute, insieme ad altre faccende. Nulla da cui si possano trarre giudizi in merito all’opera in questione (che, come ho detto, ha l’aria di cosa ben fatta; ma occorre leggerla per valutarla), segnalo la cosa giusto per curiosità…
update: avevo dimenticato il link, ora c’è.
Marzo 16, 2007 alle 3:53 pm |
Vero (sai, penso di averci pensato senza essermene accorto…), sia l’ambientazione che la grafica su cui hanno scelto in impostare il sito (“Trailer” ad esempio) è del tutto simile a Wheeling di Pratt (a proposito, grazie per l’intervista, non l’avevo mai letta). Mi fa davvero piacere che tiri dentro a questa chiacchierata uno dei cardini della mia cultura (pop? [a proposito:gran buona quella su Eco;-)]), non che vera ragione/piacevole causa del mio tabagismo…
Divago un po’ anch’io tra fumetto e letteratura citandoti una delle mie passioni recenti: Alvaro Mutis e le avventure del suo Maqroll il Gabbiere. Figura, nei tratti, del tutto simile al nostro Corto, ma con l’aggiunta di una variabile che rende tutta la cosa interessante assai: la “disperanza”… Cosa che, oltre ad essere una variabile, diventa anche un taglio narrativo più letterario, contrapposto a quello positivista-fumettistico di Pratt (ricordi “All’orizzonte di quell’oceano ci sarebbe stata sempre un’altra isola, per ripararsi durante un tifone, o per riposare e amare. Quell’orizzonte aperto sarebbe stato sempre lì, un invito ad andare”), che forse rende il Gabbiere una sorta di incrocio tra Corto Maltese e il Bardamu di Celine
Anche Mutis, come Pratt nella sua opera, e i Wu Ming in questa loro nuova Manituana, sceglie di narrare per “aggiunte anti-cronologiche”, servendosi di almeno due prestigi narrativi:
-le avventure del Gabbiere vengono sempre narrate dallo stesso personaggio esterno a quest’ultime, una sorta di biografo che si preoccupa di raccogliere e divulgare le sue storie (per capirci: un po’ come avviene per il Nathan Zuckerman alter ego di Philip Roth nella sua “Pastorale Americana” e non solo). Cosa che mette il lettore in una posizione assolutamente insolita: oltre ad essere affascinato dall’intimità della narrazione ti rendi conto di diventare, di libro in libro, custode di un segreto, ti senti quasi privilegiato di poterla ascoltare. Da provare per credere…
- i racconti non seguono mai un ordine cronologico (anti-cronologiche), andandosi a inserire di volta in volta in pezzi di vita del Gabbiere (ti lascio solo immaginare il costante gioco di rimandi che esiste tra personaggi secondari/luoghi/fatti). Iniziando con un una raccolta poetica (Summa del Gabbiere) di presentazione dell’animo del personaggio; continuando con una trilogia (“Imprese e tribolazioni di Maqroll il Gabbiere”) dove narra le tre avventure che più delle alte hanno influenzato la sua vita; e poi una serie di avventure satellite, vissute a volte anche da personaggi secondari.
Credimi, roba da “perdercisi dentro goduriosamente” per un bel po’…
Vedi, non è che io sia poi cosi giovane (25 anni…) è che è Raffo (se ci sei batti un colpo…) che inizia a farsi un po vecchiotto… Ne è dimostrazione la sua recente pigrizia senile che gli impedisce di prendere il suo fiammante motorino e fare un salto qui per un pranzo o un aperitif (Luca, ovviamente sei il ben venuto). Sempre a proposito della mia età, quindi dei miei ricordi televisivi, di Bebo Storti ricordo meglio il suo Conte Guguccione…
Ciao Luca, un divagante salutone
Marzo 21, 2007 alle 1:00 am |
“non che vera ragione/piacevole causa del mio tabagismo…” Questa me la devi spiegare, ché mi intriga, dato che io sono l’ultra-tabagista, il capotabagista…
Alludi forse al fatto che gli eroi di Pratt hanno sempre la sigaretta in bocca?