Omero era una donna?

Il mio amico Mastro m’ha domandato, in un commento a ‘I modelli di Narciso’, che cosa ne pensassi di questa notizia data dal Corriere: un autore britannico ha scritto un libro per dispiegare una singolare teoria secondo la quale Omero sarebbe una donna (nello specifico: un’aristocratica casalinga). Rispondo con un post, giacché è un po’ che non ne scrivo; inoltre voglio consolidare quella che diventerà una consuetudine di questo blog, cioé il recensire libri senza averli letti. Pratica che, specie se riservata ad autori anglofoni come questo Andrew Dalby, ritengo molto sana oltreché comoda.

Ed ecco, caro Mastro, le mie impressioni: la prima cosa che mi viene in mente è che l’autore deve aver letto Harold Bloom ed essersene ispirato; mi riferisco alla nota teoria secondo la quale i primi libri del Pentateuco sarebbero opera d’una donna, la famigerata autrice ‘J’. Alcune delle argomentazioni riportate dal Corriere cavate del libro di Dalby m’hanno ricordato analoghe ‘prove’ messe in tavolo da Bloom a proposito della ‘femminilità’ dell’autore biblico. Per quanto ne so, le teorie potrebbero essere entrambe vere, e lo dico nonostante io trovi insopportabile Bloom e questo nuovo Aristarco mi paia, a naso, un critico da ’sgub’ (alla Biscardi). Del sesso d’Omero, del resto, poco mi preme: ciò che mi ha sempre indignato, fin da ragazzino, è il fatto che, ascrivendo Iliade e Odissea a una sorta d’ingegno collettivo, si sia tolto a un sommo poeta il merito d’aver composto cotanti poemi; ma nell’ultimo decennio la critica filologica s’è ravveduta. E non per merito mio, giacché delle vigliaccate fatte a Omero mi son sempre rammaricato tra me e me, in rancoroso silenzio.

Se poi l’opera di Dalby sia un favore o un torto fatto alle donne non saprei dire: Bloom, per esempio, che ha sempre dato battaglia alla critica femminista, se n’è uscito con quella trovata dell’autrice Jahvista, come a dire: “Vedete che sono imparziale? Pure a voi donne riconosco un grande autore”. Salvo il fatto che l’eminente autore-autrice si perde nella notte dei tempi (tanto che è senza nome, a meno che non sia Betsabea in persona) e che ad esso-essa si potrebbero imputare molte delle cose che le femministe contestano allo status quo. Insomma, uno scompigliar le carte: che è una manovra tipica di destra. Sarebbe interessante saper qualcosa, e tu Mastro indagherai ch’io son pigro, della ‘formazione’ di questo Dalby e di come è schierato.

Una cosa che mi è parsa già irritante alla sola lettura della recensione del Corriere è comunque il fatto che nel libro di Dalby si trovi un ragionamento di questo tipo, riportato pari pari: «Sei secoli prima di Cristo scrivere poemi del genere richiedeva uno sforzo colossale». Oggigiorno invece sarebbe una bazzecola, dato che abbiamo il computer, l’Ipod e il cellulare: c’è da meravigliarsi che la gente non vada in giro conversando in esametri. Comunque, da questa lampante evidenza l’autore britannico inferisce che Omero fosse una donna: giacché, nel concetto di Dalby, le donne della Grecia antica eran l’uniche ad aver tempo da perdere, non essendo occupate in alcun tipo d’attività. Se in aggiunta l’autrice dell’Iliade fu cieca, come vuole la tradizione, si può immaginare che fosse persona del tutto inutile; e quindi atta alla poesia.

Per concludere, e volendo fornire una mia opinione personale sul problema, dico due cose: la prima è che la ‘femminilità’ che si riscontra in Iliade e Odissea va ascritta alla cospicua componente di cultura ionica di cui i due poemi son pervasi. La seconda, e che per me taglia la testa al toro, è che le antiche testimonianze descrissero sempre Omero come un cieco (e non una cieca) nato a Chio, cosa ben consolidata nella tradizione, salvo qualche delirio di matrice romantica. Comunque: maschio, cieco e nato a Chio il sommo poeta rimarrà sempre nella mia immaginazione. Aggiungo che me lo raffiguro anche con una spada in mano, come Dante lo vide nel Limbo.

A commento conclusivo della faccenda mi verrebbe anche da richiamarmi alla ormai notissima ‘Dottrina dell’Irrilevanza della Realtà Concreta’, in questo caso volta contro Dalby. Tra parentesi: ho notato che tale Dottrina vien bene, indiscriminatamente, a sostenere e a contrastare tesi filosofiche o storiche del tutto opposte. Chi l’ha inventata dev’essere un genio.

8 Risposte a “Omero era una donna?”

  1. alessandro Dice:

    avrei da dire solo che secondo antichi miei ricordi scolastici la cecita’ di Omero vien desunta dallo stesso nome:o-mè oròn,cioè colui che non vede;infatti abbiamo-o-cioè l’articolo sing.maschile,con funzione pronominale di soggetto,il, colui,;-mè-la negazione, non;e il participio del verbo orao,vedere,che viene tradotta quindi con” vedente”:letteralmente ,dunque abbiamo “il non vedente “,coniugato al maschile,e non” a-mè-orè”quando si trattasse di una donna fosse femminile!

  2. Luca Dice:

    Una precisazione quanto mai appropriata, questa d’Alessandro. Che ha ragione: lo dice la parola stessa, che ne parliamo a fare?

    Un saluto ad Alessandro

  3. luca Dice:

    3 P.S. Ho qualche dubbio su come hai reso il femminile di ‘Omero’ in Greco antico: del resto, anch’io l’ho mezzo dimenticato…Comunque, il senso di ciò che hai scritto rimane valido.

  4. raffaele Dice:

    caro luca mi verrebbe quasi da dire che quella geniale dottrina a cui fai riferimento (che, fra parentesi, sussiste anche in una versione più morbida: la Dottrina dello Scarso Interesse per la Realtà Concreta che si rivela, all’uso, ancora più malleabile e più cialtronescamente maneggevole nell’agone dialettico), quella tesi mirabile a cui accenni, dicevo, sembra permeare nel profondo lo spirito di questo post.

    con un pizzico di orgoglio noto infatti che parlare di un libro che non si è letto (pratica che io approvo incondizionatamente, tra l’altro, e che impiego volentieri soprattutto con i film) è un’applicazione concreta ancora più che teorica di siffatta dottrina. la quale dunque, potrei arguire, si è insediata profondamente in te (oltre che in me) ed è diventata ormai un atteggiamento (un’abitudine, per dirla con aristotele) e non solo un’elaborazione intellettuale.

    ti chiedo dunque il permesso di iscriverla, accanto all’aceto balsamico, al cane, ai taccuini da museo tra le positive influenze che, nel corso della nostra amicizia, sono riuscito a trasmetterti. ci terrei molto, come sai, a potermi fregiare anche di questo influsso.

    con affetto, raffaele (mastro)

  5. luca Dice:

    In effetti non l’avevo notato: lo spirito di questo post è interamente pervaso da quella Divina Dottrina. Mi dichiaro perciò d’accordo a metterla in compagnia di cane, aceto balsamico e taccuini.

    W l’Irrilevanza!

  6. Se anche Omero era una donna « mastroblog Dice:

    [...] Un ribaltamento sessuale, questo, che mi avrebbe costretto a rivedere tutta una serie di immagini, di idee, di concezioni che mi sono formato fin da bambino e che, come tali, si sono ormai incrostate nella mia testa. Insomma, sarebbe stato un aggiustamento molto faticoso. Per fortuna, è intervenuto il mio amico Luca Ottonelli a rimettere le cose a posto. [...]

  7. Valeria Dice:

    Caro Luca, ha fatto un po’ di indagini e il mio commento è questo: a giudicare dalla foto che ha messo il tuo amico Mastro sul suo blog, se Omero era una donna era proprio un cesso. Questo spiegherebbe molte cose, compreso il fatto che faceva la scrittrice. Infatti ho visto anche il film The Hours dove per fare che Nicole Kidman faceva la scrittrice, oltre che si arricciava tutta la faccia con una penna in mano per concentrarsi, le hanno messo un naso posticcio tutto bitorzoluto. Quindi i conti tornano e mi sembra che quell’anglofono che ha sparso la notizia alla fine probabilmente aveva ragione.

  8. luca Dice:

    Esatto: se Omero era una donna, doveva essere uno sgorbio. Questo anche per seguire il ragionamento di Dalby, il cui presupposto è che Omero(a) non avesse niente di meglio da fare che far poesie. Fosse stata, come si suol dire, una bella sgnacchera si sarebbe trovata un uomo che l’avrebbe inevitabilmente distratta: e addio Iliade e Odissea.
    Va però tenuto presente che la donna è trasformista, come ha ben mostrato Nicole Kidman, anche se per lo più tale prerogativa è applicata in senso inverso. Lo dice anche il poeta:

    Or vide che fai, femmena, co’ te sai contrafare,
    la persona tua piccola co’ la sai demostrare:
    li suvarati mittete, c’una gegante pare,
    puoi co’ lo strascinare covre le suvarate.

    Comunque, si sa che la natura della donna è quella del basilisco (cosa che emerge molto bene in The Hours) e che quindi è capace di tutto.

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