La mia fidanzata ha un’inclinazione per i cibi biologici o naturali che dir si voglia, inclinazione ch’io non solo non critico ma appoggio pienamente; anche perché nel caso in questione non si tratta d’una manìa, ma d’una propensione dettata dal buon senso e del tutto priva di colorazioni simboliche. Poiché questi alimenti comprendono stravaganze come semi di girasole, varii tipi d’avena, miglio e quant’altro, e siccome questa roba non si reperisce ovunque, mi capita sovente di accompagnare la mia fidanzata a un minimarket specializzato per fare il periodico approvigionamento. La qual cosa faccio di buon grado, ma avendo io una inesplicabile quanto irrazionale ripugnanza per tutto ciò che è sano, pulito ed ecologico (o comunque vagamente di sinistra), di solito mi tengo fuori dal negozio. A fumare.
Ieri, vincendo le mie fobie, mi sono inoltrato nel detto negozio. Ed è stata una fortuna, ché mentre girovagavo in attesa che la mia compagna finisse di fare i suoi acquisti, ho trovato in bella vista su un espositore, e con mia grande sorpresa, la ristampa d’una vecchia produzione di Claudio Risé: ‘Essere uomini’, 6,20 euro, non ricordo l’editore.
Ai maligni dico già che non sono stato attirato dall’immagine del provocante uomo seminudo che campeggiava in copertina su uno sfondo azzurro. Piuttosto, il volumetto ha destato la mia attenzione in quanto di fama, e per averlo altre volte leggiucchiato, m’era noto l’autore. Per chi non lo conoscesse, informo che il Risé è un accademico (per la precisione un Polemologo, mi pare all’Università di Trieste) e che, oltre ad occuparsi di guerra, da un po’ di anni produce curiosi libelli in difesa della virilità e in opposizione alla ‘cultura femminile’. Di questi volumetti uno, ‘L’uomo selvatico’, credo sia stato in passato una specie di best-seller; o almeno, mi sembrò di notare, quando uscì, che in molti lo leggevano e ne traevano ispirazione e ammaestramento per la proprie vite…..
Chi mi pratica sa che ho poche remore a parlare di libri senza averli interamente letti e come questa mia consuetudine non derivi da un atteggiamento di dispregio o di sufficienza per gli autori e i contenuti: spesso riservo questa prassi anche ad opere ritenute classiche. Perciò non me n’abbia il Risé (per il quale ho una qualche ammirazione, e lo dico senza ironia) se per i miei pochi lettori faccio un riassunto abborracciato di quel che ho potuto carpire sfogliando il libro trovato nel ‘bio-negozio’:
nell’opinione dell’autore, la degenerata società contemporanea andrebbe interpretata come una sorta di tirannia del ‘femminile’; in particolare per quanto riguarda il consumismo, giacché mentre il produrre beni sarebbe qualità eminentemente maschile, il consumare andrebbe ascritto alla sfera ‘infantile-femminile’. Un’aberrazione dal corso della natura sarebbe dunque da intendersi quello che, oggigiorno, è sotto gli occhi di tutti: lo slittamento (o caduta) del maschio dallo status di virile produttore a quello di effemminato e inetto consumatore.
Per rimediare a questa insostenibile situazione, Risé suggerisce di rispolverare quell’antico modello di maschio che ancora si cela sotto le spoglie dell’uomo moderno, e che risponde alle figure del Guerriero, del Ribelle, dell’Errante, ma, sopra di tutte, a quella dell”Uomo selvatico’. Siccome di tutte queste specie di ‘veri maschi’ sarebbe una qualità tipica il ‘donare’, cosa che nel modello consumistico della compravendita non trova più spazio, il recupero della modalità del ‘Dono’ costituirebbe non solo la chiave per il riscatto del maschio, ma la vera forma di resistenza contro tutto il deprecabile sistema contemporaneo.
Della veloce e disordinata lettura di questo scritto ho memoria poi d’un curioso paragone tra il Dono e il Fallo (scritti entrambi in maiuscolo) e di alcune divagazioni tra il filosofico e l’esoterico, non prive alcune d’un qualche fondamento.
Ora, gli affezionati miei lettori (che ho scoperto essere in numero di tre) si domanderanno ove io voglia andare a parare occupandomi di questo testo. Ancora non lo so, però mi sono apparsi curiosi, o anzi, del tutto bizzarri, il luogo e le circostanze in cui l’ho rinvenuto. Infatti, negozi come quello in cui ieri mi trovavo, colmi come sono di incensi, candele, saponette, pacchettini d’alghe e di spezie, appaiono realmente, essi sì, come il trionfo del ‘femminile’. Si badi che non lo dico con disprezzo. Ma è un fatto che quella roba lì, solitamente, piace alle donne, e che gli ambienti di simili rivendite generalmente le rispecchiano.
Il fatto di trovare in un siffatto luogo il volumetto in questione m’è apparsa una ben strana circostanza, a meno che, nella strategia del distributore, non s’immagini debbano esser le donne ad acquistare l’opera del Risé, per farne poi ‘Dono’ agli effemminati compagni: magari nella speranza di dar loro un po’ di carica. O forse la presenza, laggiù, d’un’opera di Claudio Risé va letta come l’estremo tentativo di salvare quei maschi che, arrivati al fondo del processo di svirilizzazione, finiscano ad aggirarsi in luoghi effemminati; vuoi perché a motivo d’una sensibilità ormai deviante ne sono attratti, vuoi perché colà trascinati dalle loro compagne. Date le condizioni terminali di simili maschi (e mi ci metto anch’io), questo tentativo è da reputarsi tanto lodevole quanto disperato.
Mi resta il dubbio ch’io, a causa d’una monca conoscenza del pensiero di Risé, non sia in grado di stabilire una relazione tra quest’ultimo e i negozi d’articoli ‘naturali’; sforzandomi posso immaginare che l’autore in questione, essendo un anti-consumista, in qualche parte della sua produzione letteraria e forse in quello stesso testo che non ho letto per intero, abbia avvallato, in opposizione a quelli industriali, gli alimenti biologici; e stabilito una relazione tra la virilità e questi ultimi. Il che darebbe al Risé un posto di diritto tra crusche, alghe e semini vari.
Anche vista sotto questa luce, la cosa non mi tranquillizza. Giacché dovrei concludere che la mia fidanzata, da tempo appassionata di cibi ed articoli naturali, e dei negozi che li vendono, è molto più virile di me. La quale constatazione sarebbe da estendere alla maggior parte delle donne e dei loro compagni.
Ciò che ritengo più verosimile immaginare è che la contemporanea civiltà del consumismo, o vuoi della massificazione, o della globalizzazione (o del capitalismo, o di che caspita sia…), per la capacità che ha di manipolare, di stravolgere e di confondere ruoli, sessi e identità, e per il fatto di riuscire a cooptare e a riciclare ogni spinta eversiva (sia essa il ‘vero maschio’ o il cibo biologico), abbia infine avuto la meglio anche sul Risé. Il quale su ciò dovrebbe, a mio avviso, iniziare a meditare; cominciando dal fatto che a una sua opera è stata appioppata una copertina che non s’addice a un ‘uomo selvatico’, visto che sta a metà tra ‘Men’s Health’ e una guida (scadente) ai locali gay. E mi permetto di dare al Risé un suggerimento: di non dar principio a cotanta riflessione attribuendo già, in cuor suo, la colpa di tutto alle donne. Ché, a parer mio, in questo modo non verrà a capo di nulla.
Io ormai da tempo son convinto ci si debba rassegnare a una svirilizzazione generale, a meno che nella storia umana non sopraggiunga un avvenimento traumatico, come potrebbe essere una catastrofe nucleare; aggiungo che non m’allarmo neanche più quando, giorno per giorno, osservo la detta svirilizzazione operarsi perfino (e sottolineo il perfino) su di me. Sono altresì convinto che di questi oscuri quanto inarrestabili processi non siano responsabili le donne, visto che nessuno vuol darsi la zappa sui piedi (intendo: nel profondo del cuore a nessuna donna può far piacere vedere uomini svirilizzati), ma piuttosto che anch’esse siano vittime. Di chi non si sa, diciamo del ’sistema’.
Chiariti questi punti, e al di là delle altre considerazioni fatte in questo post, concludo dicendo che a me queste operette del Risé (unitamente allo stesso Risé) infine son simpatiche, che è il motivo per cui le sfoglio sempre quando le trovo in giro: intanto perché hanno il sapore d’una battaglia insensata e già persa, poi perché non sono prive di qualche intuizione, e infine perché si contrappongono scendendo sullo stesso terreno concettuale (il che è cosa da kamikaze) alla pletora di analoghe seppur opposte produzioni d’ispirazione femminista.
Ci sarebbe ancora da riflettere sul fatto che queste opere raramente finiscono nelle mani di maschi dotati della costituzione psicofisica o dello spirito d’un Guerriero, d’un Ribelle o d’un Errante. Al contrario: ‘la morte’ di tali libelli, generalmente, è il finire tra le mani di giovani impiegati (o di professionisti) i quali, ispirandosi alle ‘figure della virilità’ di Risé, vivono percorsi mentali allucinatori del tutto sganciati dalla realtà; che, al massimo, sfociano nella conduzione dissennata d’una moto sportiva, nell’iscrizione a un viaggio ‘avventuroso’ o nello stillicidio d’una interminabile procrastinazione delle nozze. In tutti i casi, con immensa noia delle loro donne. Per queste debolezze si possono nutrire sentimenti diversi; io, personalmente, non mi sento di condannare nessuno, visto che anche a me è capitato (ma non a causa di Risé) di vivere alcuni stati alterati di virile euforia, in particolare per quanto riguarda la conduzione dissennata d’una moto.
Tantomeno può essere condannato il Risé; ché, di come un’Autore venga frainteso dal secolo, l’Autore stesso non ha colpa.
Novembre 29, 2006 alle 11:17 am |
deh, un piacere leggerti, tra gadda e landolif (ma più gadda direi per la lunghezza dei periodi). non certo una sorpresa peraltro…mi dichiaro, quindi, il quarto lettore di questo blog
Novembre 29, 2006 alle 3:42 pm |
E vai! Appena arrivo a dodici smetto di scrivere e inizio a far profezie. Comunque: un benvenuto anche all’ottimo Gabriele.
P:S. Se vi siete messi tutti d’accordo per prendermi per il culo, siete dei genii…
Novembre 30, 2006 alle 10:02 am |
oh se c’è da prenderti per il culo allora arrivo anche io: eccomi qui il tuo quinto lettore, che comunque mica legge tutte le tue verbosità, pur non avendo un cazzo da fare.
Comunque se vuoi una mano per le profezie io ci sono: ne ho una incredibile per il mondo fra 50 anni, anche se purtroppo io non ci sarò.
Novembre 30, 2006 alle 10:12 am |
cmq, io che sono il tuo primo lettore aggiungo che il giorno prima di leggere il tuo post ho acquistato un libro intitolato “virilità”. l’autore è harvey mansfield, il più celebre (e anche il più accademicamente stimato) degli allievi di leo strauss, diventato un idolo della redazione del foglio.
appena l’avrò letto penso che gli dedicherò un post. sai che io ho un debole per questi conservatori geniali e diabolici. e il fatto che uno così abbia scritto un libro su questo tema mi fa pensare che la battaglia culturale dei prossimi 5 anni verterà su simili argomenti.
Novembre 30, 2006 alle 12:30 pm |
Caro Marco, ho cercato di tenerti nascosto questo blog, ma, ahimé, vedo che non ci sono riuscito. Prendo atto della tua adesione e, nella cronologia dei miei lettori, ti registro sotto il numero di cinque. Siccome devo velocemente arrivare all’ideale numero di dodici, e poiché v’è bisogno anche d’uno che ricopra il ruolo di Giuda, sei tuttavia il benvenuto.
Ti chiedo solo d’andarci piano con le parolacce e di non inviare qui materiale osceno. Se, per entrambe le cose, non sai resistere alla tentazione o se si tratta di spinte compulsive, ti ricordo che c’è, apposta, il blog di Mastro. Quel che devi fare fallo lì.
Le profezie sono, invece, sempre ben accolte..
Un salutone anche a te