Goya il persecutore e le stramberie di Hughes

È un po’ tardi per recensirlo ma lo sto leggendo ora: si tratta di ‘Goya’, autore Robert Hughes, 2005, Mondadori, copertina con titolo a rilievo. Comunque non parlerò del libro, almeno per quanto riguarda il merito, salvo dire che è molto ma molto ben documentato e che inquadra magnificamente il pittore spagnolo nello scenario storico. Aggiungo che, nel mio sentimento, rimane tuttavia superiore a questo la piccola opera di Ortega y Gasset su Goya, libro che mi fu regalato qualche tempo fa dall’impeccabile Mastro (impeccabile dal punto di vista librario). Ma non è questo il punto del discorso…Il passo che mi ha veramente colpito e che voglio sottoporre all’attenzione dei pellegrini è quello in cui ( si trova nel cap. I, ‘Verso Goya’) Hughes racconta del suo tormentato rapporto con Goya; qui viene fuori l’ ‘urgenza’ tipica con cui questo artista si fa sotto ai suoi commentatori. Pare infatti che tra i pittori storici Goya sia uno dei più ‘urgenti’ e inclassificabili, la quale cosa era già stata il cruccio di Ortega y Gasset. Ma veniamo al passo del libro e in particolare a queste righe:

“Una volta ebbi l’illusione di incontrarlo (Goya). Fu dopo l’incidente d’auto in cui, nel 1999, rimasi schiacciato come un rospo: l’ossatura del lato destro del mio corpo era in così grande misura a pezzi, disarticolata, polverizzata, che sembrava avessi ben poche possibilità di sopravvivere. I medici e le infermiere…si prodigarono oltre ogni dire per salvarmi la vita…”

Il racconto prosegue su questo tono fino a svelare come, in tale stato d’agonia, l’autore avesse sognato nientemeno che Goya in figura d’una sorta di demone persecutore.
Al di là del fatto che posso concedere a Ortega y Gasset d’avere l’assillo di Goya, essendo egli spagnolo, mentre da Hughes, che è australiano, pretenderei un po’ più di distacco (in fin dei conti è nato agli antipodi), mi riesce molesto trovare in un libro d’arte questo tipo di linguaggio; il quale, generalmente, si associa a dei marinai guerci o a dei gangster. Si può obiettare che, essendo Hughes australiano, almeno questo gli si può concedere: d’usare espressioni come ’schiacciato come un rospo’ (alla stregua di mr. Crocodile Dundee) e iperboli da bullo su ossa ‘polverizzate’. Concessogli pur questo, rimane in me la meraviglia d’aver trovato in un libro su Goya il racconto d’una convalescenza ospedaliera. Non è la prima volta che, leggendo un autore anglofono, mi imbatto in roba del genere. E so che molti ne subiscono il fascino.

Una Risposta a “Goya il persecutore e le stramberie di Hughes”

  1. Raffaele Mastrolonardo Dice:

    Caro Luca, benvenuto in rete! sono felice di scoprire che anche tu, adesso, sei dei nostri e che ti sei piegato all’uso di questi nuovi strumenti di comunicazione di cui non coosciamo le fondamenta teniche e di cui, per questo, restiamo sempre un poco prigionieri non senza rischiare di essere da essi sempre un po’ dominati. Detto questo, credo, senza ironia, che la rete potrà solo guadagnare da questa tua (sicuramete sofferta) decisione.
    Raffaele (Mastro)

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